NEWS
25
FEB
2010
LETTERA APERTA AL GIORNALE DI OSTIA SULLO SGOMBERO DELL'IDROSCALO
Gentile Direttore,
Le attività di demolizione che il Comune di Roma sta portando avanti su parte dell’Idroscalo non sono un fatto di cronaca cittadina come tanti altri. Parliamo di un luogo dove vivono 400 famiglie, che ha riempito di sé la storia di Ostia per decenni, facendo da sfondo anche a tragiche vicende nazionali. Venirne a capo, dargli un futuro di dignità, è dunque un compito che presuppone una seria assunzione di responsabilità.
Le faccio questa piccola premessa perché negli ultimi giorni sul tema dello sgombero dell’Idroscalo ho constatato in prima persona il riaffacciarsi di vecchie posizioni di opportunismo ed ipocrisia politica. Diversi consiglieri municipali e comunali hanno infatti tirato fuori vecchi canovacci, parlando di deportazioni di massa e di guerra agli ultimi. Mi chiedo dove fossero queste persone quando per anni, mentre la politica chiudeva gli occhi o faceva finta di farlo, l’Idroscalo è stato il regno della speculazione sulle disgrazie della povera gente. Forse eravamo in pochi a sapere che nella zona c’era chi si vendeva baracche sapendo che sarebbero state demolite, chi cercava rifugio per condurre attività illegali, chi instaurava il proprio piccolo feudo di prepotenze.
Ma veniamo all’oggi. Riguardo all’ordinanza di demolizione firmata dal Sindaco Alemanno, mi trovo a constatare che si è proceduto con la solita poca lungimiranza, senza una reale concertazione, con una vicenda venuta a galla solo grazie a chi ha parlato prima che i fatti avvenissero. Detto questo, non posso però non riconoscere le difficoltà di governare una situazione inverosimilmente delicata, nonché la volontà del Sindaco di mediare, di comporre gli interessi e di trovare una via d’uscita. Ho potuto constatare questo in prima persona, partecipando, anche se non invitato, all’incontro di mediazione che si è svolto in Campidoglio tra il Sindaco e la delegazione dei cittadini dell’idroscalo.
Oggi la politica dello scontro, in particolare in questo caso, deve fare un passo indietro. Io stesso mi chiedo se ho fatto abbastanza nei 18 mesi in cui sono stato Vicepresidente del XIII Municipio. Occorre un’apertura di credito per ridare speranza ad un intero quadrante di Ostia e costruire, sulla base del tavolo di concertazione permanente finalmente riconosciuto dal Comune a 400 famiglie, un futuro diverso e alla luce del sole. E’ una sfida che nessun politico può pensare di eludere, specialmente se come me vive nel territorio e se cosciente che la comunità locale, anche grazie allo straordinario supporto di don Fabio, sta ridisegnando faticosamente un avvenire fatto di legalità e diritti. E’ un percorso che deve coincidere con un tetto sicuro, adeguati servizi e un necessario decoro urbano. Per una volta la politica abbandoni dunque i clichè ideologici e le logiche del piccolo interesse. La mia non vuole essere un’apertura incondizionata al Sindaco Alemanno o alla Giunta Vizzani. Sarò il primo a battersi contro qualsiasi tentativo di speculazione e a vigilare sul fatto che il tavolo di concertazione con le famiglie sia utile e concreto. C’è però di mezzo il loro futuro e la fine di una brutta storia. Rispetto a questo non esiste colore politico che tenga. Ognuno deve fare la sua parte.
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